Jurassic Italy: dall'Abruzzo a Roma, alla scoperta dei dinosauri d'Italia

La scoperta delle orme del più grande dinosauro bipede italiano in Abruzzo è solo l'ultima di una serie di ritrovamenti nella Penisola

Sono state scoperte in Abruzzo, le orme del dinosauro bipede più grande d’Italia. Lunghezza: 135 centimetri.
Il sorprendente ritrovamento è di alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), capitanati da Fabio Speranza che già nel 2006 aveva scoperto, per caso, l’esistenza dell’impronta di quello che è poi risultato essere un dinosauro appartenente al gruppo dei teropodi, lunghi fino ad una quindicina di metri. Trattandosi però di un luogo oltremodo impervio ed impossibile da raggiungere – a oltre 1900 m di quota sul monte Cagno, in provincia dell’Aquila – si è dovuto attendere l’arrivo dei droni, che dopo 11 anni hanno permesso finalmente di studiare l’impronta del più grande dinosauro bipede documentato fino ad oggi nella Penisola.

Dinosauri d’Italia

Jurassic Italy: dall'Abruzzo a Roma, alla scoperta dei dinosauri d'Italia

L’Abruzzo non è l’unica regione italiana che testimonia il passaggio degli enormi rettili che hanno popolato la Terra milioni di anni fa. Da Nord a Sud, sono tanti i fossili italiani che si è scoperto appartenere ad almeno tre specie diverse di dinosauri. Le prime tracce risalgono al 1942, quando venne alla luce un’unica orma fossile ritrovata sul Monte Pisano, nella parte centro-nord della Toscana, datata circa 220milioni di anni.

Nel 1980, Giovanni Todesco, appassionato di fossili, trovò in una cava tra i monti del Matese, nei pressi di Pietraroja, in provincia di Benevento, una lastra con all’interno uno scheletro di un dinosauro molto piccolo, tanto che lo stesso Todesco non pensò che potesse trattarsi di una di queste enormi creature preistoriche. Si è dovuto aspettare fino al 1993, per attestare che si trattava del primo baby dinosauro italiano: lo “Scipionyx samniticus”, diventato noto come Ciro, che nel 1998 finì sulla copertina di “Nature”.

Una delle scoperte più clamorose risale però al 1990, quando a Rovereto, sui Lavini di Marco (distesa di blocchi di roccia calcarea), il geologo Luciano Chemini scoprì orme fossili di dinosauri, sia carnivori che erbivori, che avevano camminato sul versante della montagna nel Giurassico. Allora, il Trentino era costituito da una vasta distesa d’acqua.
Nel 1996, nei pressi di Trieste fu ritrovato il più grande e completo rettile preistorico mai scoperto in Italia: un “Tethyshadros insularis”, ribattezzato Antonio.
Sempre quell’anno ci fu il terzo e ultimo ritrovamento scheletrico di dinosauro in Italia, a Saltrio, in provincia di Varese: si tratta del più antico dinosauro carnivoro a tre dita finora trovato nel mondo. Venne chiamato, manco a dirlo, Saltriosauro.

Diverse impronte di dinosauri medio-grandi e piccoli dinosauri carnivori sono venute alla luce nel 2006 a Sezze ed Esperia, rispettivamente in provincia di Latina e Frosinose, mentre nel 2007 in Sicilia, in una grotta di Capaci, è stato ritrovato un frammento risalente a 90 milioni di anni fa.

Prima dell’impronta scoperta in Abruzzo, l’ultimo grande ritrovamento è stato fatto lo scorso anno sui Monti Prenestini, a 50 km da Roma, dove sono venute alla luce le ossa di un Titanosauro di 6 metri, soprannominato Tito: si tratta del primo sauropode italiano, vissuto 112 milioni di anni fa.

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